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LA VALLE D’AGRÒ
Salirete sulle verdi colline per trovare antichi borghi
sospesi sul mare e nel tempo, tesori dell’architettura arabo
normanna e gotica e
magnifici panorami.

Qui furono furono girate le scene siciliane del film
Il Padrino che volevano ritrarre una
Sicilia arcaica: poco è cambiato da
allora. Salendo sulle colline troverete affascinati
cittadine con chiese del gotico siciliano, una cripta con
le mummie dei nobili locali e, nel greto di un fiume,
una splendida basilica,
stupefacente
sintesi dell’architettura bizantina, araba e
normanna.
dall’hotel Palladio si prende il lungomare 4 Novembre e si
prosegue sempre dritti per 12 km in direzione Messina
seguendo la litoranea strada statale 114 sino al bivio di S.
Alessio.
** Sant'Alessio Siculo (km 12 ca.)
Il capo è costituto da un suggestivo promontorio a due
vertici, con un castello circolare sul primo e una
fortificazione medievale sul secondo,
non visitabili perché, pur essendo
stato riconosciuto "monumento nazionale", sono ancor oggi di
proprietà privata. L'edificazione del castello va collocata
in un ampio spazio di tempo tra il X e la fine del XIV sec.
d.C.: verosimilmente la struttura originaria risale al
periodo arabo. Una cinta muraria circonda l'edificio vero e
proprio e due torri, una di avvistamento e l'altra che
probabilmente fungeva da prigione.

*** Forza d'Agrò (km 19 ca.)
raggiungibile in automobile tramite la SS.114 fino al capo
S. Alessio e poi proseguendo lungo il bivio a sinistra. Nel
periodo estivo sono possibili collegamenti in autobus da
Taormina.
A ridosso del Capo S. Alessio, sul lembo estremo di nord est
della corona del monte Tauro, Forza d'Agrò si trova a 420 m.
di altezza: la raggiungerete percorrendo una strada tutta
curve che domina la vallata. Prima di arrivare in paese
fermatevi al belvedere: il vastissimo panorama, che
dallo stretto di Messina si spinge sino alla costa del
catanese, vi allargherà anima e respiro. Arrivati alla
cittadina non spaventatevi dalle nuove costruzioni di cui è
circondata, il cuore del paese ha mantenuto intanto il suo
antico fascino, arrampicatevi per i vicoli, curiosate nelle
case disabitate e visitate i monumenti.
All’inizio del paese troverete un altro belvedere con la
chiesetta di S. Francesco del XVI secolo e poi la
*** Chiesa della Triade del 1576 in cima a una scalinata
sormontata da un portale gotico catalano tardo
cinquecentesco con arco durazzesco
(a sesto fortemente ribassato e con un doppio archivolto).
La
chiesa è situata un incantevole piazzetta
con palme, vista magnifica e convento annesso,
sotto vi è la Chiesa Madre dalla facciata barocca.
Dovete poi visitare il Castello Normanno del XII sec. che,
secondo la tradizione, fu costruito per volere del Gran
Conte Ruggero. E’ posto sul punto più alto e più
inaccessibile della Valle, e vi si arriva alla fine di una
lunga e ripida scalinata di pietra. Dal
1876 l'area del Castello è stata
adibita a cimitero.

*** Savoca (km 22 ca.)
Proseguendo sulla statale 114 fino a S..Teresa
di Rivadove troverete la salita di Savoca SP19
Anche qui percorrerete una strada tutta curve. Il paese
fece da sfondo a molte delle scene del film
Il Padrino I, nelle quali F. F.
Coppola voleva ritrarre immagini di una Sicilia
ferma nel passato e
all’apparenza tutto è rimasto uguale ad allora.
Importante centro religioso, come testimonia il suggestivo
abitato con bei palazzetti e interessanti portali e la
presenza di numerose chiese. La Chiesa di San
Nicolò scenograficamente collocata nell’avvallo tra due cime
collinari da cui si gode di un ampio panorama della
costa, la chiesa madre con campanile quattrocentesco e
un bel portale con un rosone del
cinquecento. La Chiesa del Convento dei Cappuccini
conserva numerose tele del '500 e del '600, e, se avete il
senso del macabro o un interesse storico per i modi con cui
l’aristocrazia sicula tentava di competere con la morte,
scendete nella cripta: vi troverete elegantemente
vestiti e mummificati, secondo le antiche tradizioni di
sepoltura, i corpi di diciassette notabili del paese.
Per riprendervi dovete andare,
nella piazzetta all’inizio del paese, a mangiare un’ottima
granita al limone sotto la pergola del celebre bar
Vitelli
rimasto immutato dagli anni cinquanta del secolo scorso e
che conserva le foto del cast del Padrino I
e delle scene del matrimonio siciliano di
Michael Corleone che Coppola girò qui.

** Casalvecchio Siculo (km 26 ca.)
lasciata Savoca si prosegue sulla Sp19 verso l’interno.
Fondato in epoca bizantina da monaci dalla Siria e
dall'Egitto, possiede un interessante patrimonio
architettonico ma è fuori del paese che si trova un
capolavoro dell’architettura che bisogna assolutamente
vedere e ricompensa largamente della strada un po’ contorta
che si fa per raggiungerlo: è
****il
Tempio dei SS. Pietro e Paolo d'Agrò
risalente al 560 d.C. circa.
Realizzato dai frati di S. Basilio, fu distrutto e
saccheggiato durante la dominazione araba e poi ricostruito,
nel 1172, in epoca Normanna da maestranze arabe,
mantenendo in parte l’impianto originario. Rappresenta una
rara e originalissima sintesi di elementi
bizantini, arabi e normanni. La Chiesa basiliana, un
tempo parte di un grande e ricco complesso monastico che
dominava la valle, si erge ora solitaria in contrada Contura
nella
fiumara d’Agrò
potete raggiungerla
da Casalvecchio o dalla costa seguendo la segnaletica dal
bivio di Santa Teresa.
La bellezza e la genialità della sua
costruzione hanno resistito all’incuria e ai
terremoti. L’esterno ha un forte effetto pittorico dato
dall’alternanza di fasce di mattoni, arenaria, calcare e
pietra lavica, l’interno è spoglio (a causa dei
saccheggi che la hanno privata dei tesori e degli affreschi
bizantini) ma ciò rende ancora più suggestiva
la preziosità della sua architettura caratterizzata
dalle cupole a spicchi e dalle archeggiature archiacute.
L’iscrizione in greco sull’architrave della porta
principale ci tramanda il nome dell’architetto Gherardo il
Franco, unico fra i “capi mastri” dell’epoca siculo-normanna
il cui nome esca dall’anonimato.
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LA VALLE DELL’ALCANTARA
Scoprirete la Sicilia dell’interno, seguendo le vie del
fiume tra straordinari scenari naturali, cittadine
medievali, castelli e fortezze.

Le vertiginose pareti basaltiche delle gole
dell’Alcantara, percorsi avventura nel magnifico
acquascivolo naturale del fiume o tranquille passeggiate
tra cascate e laghetti
nell’opulenta macchia mediterranea del parco, una cittadina
medievale e i castelli che dominano la valle
donando spettacolari vedute dell’Etna.
dall’hotel Palladio si prende il Corso Umberto e si procede
dritti verso Catania per circa 3 km fino al bivio a destra
per Calatabiano, dopo averlo imboccato si
seguono le indicazioni verso il castello

*** Il castello di Calatabiano (km
5 ca.)
Il Castello Arabo-Normanno (IX secolo)
si trova in cima alla collina che sovrasta la valle
raggiungibile con un panoramico ascensore inclinato,
che permette una splendida vista di
Taormina, della baia di Giardini Naxos e dell’Etna. Il
recente lavoro di restauro ha portato alla luce un sito
archeologico-monumentale: i resti di un impianto
greco-romano, un Kastron bizantino col suo mastio
imprendibile, il castello medievale con le sue sale, la
corte e una graziosa cappella.
La prima documentazione certa relativa al castello di
Calatabiano si rileva da una carta della Sicilia in cui il
geografo e viaggiatore arabo Abu ‘Abd Allah
Muhammad ibn Idris (1099-1164) rappresentava l’Isola
e i suoi sistemi fortificati. Qui il massiccio dell’Etna
appare sul lato sinistro ed è lambito dai due fiumi Simeto e
Alcantara. Proprio lungo le sponde del fiume
Al-Kantar (il ponte) appaiono rappresentate due
fortezze speculari Tauromenion e Kalaat-al Bian
(Rocca di Biano). Passeggiando per il
castello si gode di una vista incomparabile di tutta la
valle dell’Alcantara.
Da Calatabiano per raggiungere direttamente le gole
dell’Alcantara potreste proseguire verso Gaggi da dove si
imbocca la statale 185 che
porta sino alle gole o, per un percorso più panoramico,
potete tornare indietro sulla Statale 114 direzione Messina
e proseguire per un 1 km sino al bivio per l’autostrada.
Anche qui si imbocca la statale 185 per Francavilla di
Sicilia e la si percorre per circa 12km fino all’ingresso
delle gole dell’Alcantara che è sulla strada,
dall’ingresso si scende sino alle gole con una scalinata o
con un ascensore

*** Gole dell'Alcantara (km 14 ca.)
Si tratta di uno dei fenomeni naturali più
straordinari dell'intera isola: un’impressionante e
selvaggia gola, formata da una colata lavica, profonda oltre
venticinque metri e solcata dalle limpide acque del
Fiume Alcantara che scorrono formando cascate e laghetti tra
due magnifiche pareti di prismi basaltici verticali, a
ventaglio o bizzarramente incurvati secondo le modalità del
raffreddamento della lava. E' possibile effettuare la
risalita di un tratto del fiume (circa
150 metri) (si possono noleggiare in
loco stivaloni ecc.) per vedere le gole dall’interno per un
breve tratto. Se volete vedere le gole
dell’Alcantara
in tutta la loro bellezza in hotel potete prenotare
un’emozionante risalita del fiume con guide esperte che
forniscono anche tutto l’equipaggiamento per poter
percorrere le gole dall’interno usandole come un enorme
acquascivolo naturale.
* Francavilla di Sicilia (km 18 ca.)
proseguendo dalle Gole dell’Alcantara sulla SS185
Francavilla Sicilia ospita un bel Convento dei Cappuccini
del 1570. Il convento è rimasto nella sua forma originale
con le finestre delle celle a "bocca di forno", con gli
stipiti in pietra arenaria, e custodisce
lavori d’ebanisteria e pittura popolare.
** Sentiero “Le Gurne” (km 20 ca.)
da Francavilla si prende la SP7-1 per
Castiglione e si gira alla terza traversa sulla sinistra,
seguendo le indicazioni “Sentiero Le Gurne” dell'Ente Parco
Fluviale dell'Alcantara.
Superata Francavilla, gli amanti di itinerari naturalistici,
devono assolutamente entrare nel meraviglioso Parco
Fluviale dell'Alcantara per una passeggiata alla scoperta
delle Gurne, laghetti formatisi lungo il suo corso
d'acqua. Si possono raggiungere seguendo un
agevolissimo sentiero, immerso in una ricca macchia
Mediterranea, che costeggia le sponde dell’Alcantara. Le
acque del fiume in questo tratto sono limpidissime e vi si
trova una pianta acquatica che cresce solamente in acque
fredde e pulitissime: il Ranuncolo a Pennello, pianta
rarissima in Italia e più comune nell’Europa Centrale.
Sempre seguendo le varie diramazioni del sentiero si può
arrivare alla Centrale Idroelettrica, dove un alto ponte di
ferro congiunge le due sponde del fiume e offre una
bellissima prospettiva per guardare le cascate sottostanti.
Il percorso è di circa
3 km tra andata e ritorno, non
richiede particolari doti da escursionista però è senz'altro
consigliabile un abbigliamento comodo e scarpe non scivolose

*** Castiglione di Sicilia (km 25 ca.)
proseguire per 6 km lungo
la SP7-1
Incantevole cittadina arroccata come un presepe
su di un contrafforte roccioso (a 621 metri sul livello del
mare) che domina la valle.
La sua storia ricalca parte della storia siciliana: fondata
dai profughi di Naxos nel
496 a.C.,
la città divenne possesso di Ippocrate tiranno di Gela, si
succedettero poi nella dominazione i Romani, i Bizantini, i
Normanni e gli Svevi. La cittadina conserva ancora evidenti
le tracce di questo intreccio di culture caratteristico
della Sicilia: i resti di un'acropoli greca, di un piccolo
tempio rustico bizantino, di una torre saracena e di un
castello normanno, il Castel Leone che nel punto
più alto del borgo è abbarbicato
su
sperone di roccia tufacea, parte integrante
dell'edificio (oggi non restano che dei ruderi). La
posizione che il maniero occupa è stata punto di
avvistamento fin dall'antichità e vi si ha una
bellissima vista sull'Etna e sul paese. Il
fascino della cittadina e' costituito anche dalle
reminiscenze medievali che hanno saputo resistere al
terremoto del 1693: si può
ancora vedere l'impianto
urbanistico medievale costituito da strette vie che
conducono
alla piazza cittadina principale, Piazza Lauria, ed
i resti di un maestoso ponte che attraversa il fiume
Alcantara. Di notevole interesse architettonico sono la
Chiesa Madre del XVII secolo che racchiude l'originale
abside della antica Chiesa Normanna, la Chiesa di Santa
Domenica di tipico stile bizantino e la Chiesa di S. Antonio
Abate con una splendida cupola. |
LA RIVIERA DEI CICLOPI
Da un’alta scogliera scenderete verso la pittoresca costa
con i faraglioni, nati dalle eruzioni sottomarine, per
giungere a una rocca normanna nera di lava e ai porticcioli
dei pescatori.

I borghi marinari dove geologia, mito e letteratura
si intrecciano: qui
inizia l’attività vulcanica prima della formazione dell’Etna
e questi sono i luoghi dell’Odissea
e de I Malavoglia.
Mare cristallino, le barche colorate dei pescatori,
la rupe lavica con il suggestivo castello e i suoi
trabocchetti.
dall’hotel Palladio si prende il Corso Umberto e si
prosegue dritti per un 1 km sino a imboccare l’autostrada
A18 in direzione Catania, uscita Acireale
** Acireale (km 28 ca.)
Edificata su di una possente rupe a strapiombo sul mare,
Acireale è il maggiore dei centri urbani situati sul
versante orientale etneo. Il nucleo originario è
rappresentato dall'attuale Piazza del Duomo, d'impronta
barocca, completata nella prima metà dell'600. In
seguito al terremoto del 1693 la città viene ricostruita
sotto le direttive del duca di Camastra e del pittore Vasta.
All'ingresso sud della città si trovano le terme di S.Venera
che traggono origine dalle terme Xiphonie, forse di origine
greca, che i romani potenziarono. Tra i monumenti più
interessanti ricordiamo il Duomo, dedicato all'Annunziata e
a S. Venera e che risale agli anni 1597-1618, rimaneggiato
poi nel '700; la chiesa settecentesca dei SS. Pietro e
Paolo; il Palazzo Comunale in stile barocco; la chiesa di S.
Sebastiano caratterizzata da una sfarzosa facciata barocca;
la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea, risalente al 1671.
Usciti da Acireale, proseguire verso la riviera dei
Ciclopi in macchina o scendendo a piedi lungo la scalinata
che nella Timpa scende da Acireale sino a Santa Maria la
Scala
** La Timpa (km 29 ca.)
Parallelamente alla costa per un certo tratto, per poi
addentrarsi tra gli agrumeti della campagna di Acireale,
corre, alzandosi progressivamente di quota, un suggestivo
costone roccioso: la Timpa che, ricoperta da una
ricca macchia mediterranea, costituisce un’unità di grande
importanza geo-vulcanologica, perché vi sono rappresentati
eventi vulcanici dai più remoti ai più recenti che
contribuiscono a tracciare una storia dell'Etna. Gli
enormi basalti e le varie strutture geologiche dalle diverse
forme architettoniche creano un magnifico paesaggio
naturale.
Su di essa è ubicata Acireale; sulla costa, a
ridosso, sorgono le frazioni di Santa
Maria La Scala e Capo Mulini.
Per vedere bene la Timpa si può
scendere a piedi lungo la scalinata che al suo interno
scende da Acireale sino a Santa Maria la Scala
* Santa Maria la Scala (km 33 ca.)
Usciti da Acireale, proseguire
verso la riviera e prendere la SP2 per riposto dove c’è il
bivio per
Santa
Maria la Scala
Rannicchiata sotto la maestosa parete della Timpa,
Santa Maria la Scala è un grazioso paesino con un
porticciolo e una chiesetta. Da visitare per vedere un borgo
marinaro ancora solo sfiorato dal turismo.

*** Aci Trezza (km 40 ca.)
Si prosegue sulla S.S.
114 in direzione Catania
Pittoresco borgo di pescatori situato di fronte ai
Faraglioni dei Ciclopi, isole di nero basalto prismatico
che racchiudono uno specchio di mare di
straordinaria bellezza. Queste particolarissime
formazioni, di cui esistono pochi altri esempi in tutto il
mondo in Islanda e Nuova Zelanda, sono state originate da
un’impetuosa eruzione sottomarina di lava basaltica. I
Faraglioni dei Ciclopi prendono il loro nome dall’Odissea:
sarebbero i massi scagliati invano dal ciclope Polifemo
contro Ulisse ormai in fuga sul mare. Dal molo
piccolo del porticciolo partono le barchette dei pescatori
che accompagnano i turisti e i bagnanti all'Isola Lachea,
oggi sede di una stazione biologica dell'Università di
Catania, o alla Madonnina (sono due dei Faraglioni).
Questo specchio d'acqua è un paradiso per i sub:
vi si trovano anfratti dove si rintana il polpo, pareti
ricoperte dai ricci e ancora da qualche occhio di bue.
Il porticciolo con le sue barche variopinte tirate in secca
(qui i pescherecci sono ancora costruiti a mano
in un cantiere a ridosso del lungomare) va visitato anche
per ricordare Padron ‘Ntoni e gli altri
Malavoglia (vi è anche un piccolo museo nella
Casa del Nespolo) e
La terra trema che Luchino
Visconti qui girò ingaggiando come attori i pescatori del
luogo, fedele all'ambientazione del romanzo di Verga cui il
film è ispirato.
Dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare il diavolo,
come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese, e a
scuotere le imposte. Il mare si udiva muggire attorno ai
faraglioni che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera
di Sant'Alfio ed il giorno era apparso nero
peggio dell'anima di Giuda(...) Le barche del
villaggio erano tirate sulla spiaggia, e bene ammarrate alle
grosse pietre sotto il lavatoio(…) Sulla riva c'era soltanto
padron 'Ntoni, per quel carico di lupini che ci aveva in
mare colla Provvidenza e suo figlio Bastianazzo per giunta
(I Malavoglia, capitolo III)

**** Aci Castello (km 42 ca.)
procedere sulla S.S 114 direzione Catania
Seguendo questo tratto di litorale
(chiamato anche Riviera del Limoni) vi troverete di fronte a
una vista veramente splendida: il castello in nera
pietra lavica arroccata su uno sperone di roccia sul mare
(il castello ispirò un racconto di Verga). L’alta
rupe di lava sottomarina su cui sorge è geologicamente
importante perché testimonia la prima fase di attività
vulcanica dell'intera area etnea, antecedente alla comparsa
del Monte Etna. Il castello, con i suoi torrioni e
trabocchetti, è visitabile gratuitamente (orari: estivo
9/13, 17/19.30; invernale 9/13, 15/17.30) e al suo interno
ha sede il Museo Civico, con collezioni mineralogiche,
vulcanologiche, paleontologiche e con resti archeologici di
età greca, romana e bizantina. Il luogo è fortificato fin
dai tempi dei Romani quando qui sorgeva la Rocca Saturnia,
il maniero fu eretto nell'XI sec. dal conte Ruggero
d'Altavilla, condottiero normanno alla conquista della
Sicilia, quando la rupe era un'isola a trenta metri dalla
costa. Poi, nel 1169, una potente colata dell'Etna arrivò
fino al mare e unì la terraferma alla rupe. Sparito il
ponte levatoio, il castello fu oggetto di conquiste e
saccheggi, la fortezza venne riedificata da re Tancredi nel
1189 e fu poi nel 1787, sotto i Borboni,
adibita a prigione.
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