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ETNA NORD

Dall’hotel Palladio per giungere in cima al
versante Nord dell’Etna i
km sono 27 e l’uscita dell’autostrada è
Fiumefreddo di Sicilia: si prende la
SS120 attraversando i paesi di
Piedimonte Etneo e Linguaglossa
per imboccare poi la strada
Mareneve che giunge a Piano
Provenzana (quota 1800 m).
Salendo sul versante Nord attraverserete
Linguaglossa, il paese, fu spesso minacciato da
lingue di lava incandescente. La piazza centrale ha un bel
panorama e la facciata della Chiesa Madre, in pietra lavica
e arenaria. Da qui si imbocca la panoramica strada
Mareneve che giunge fino a Piano
Provenzana.
Sugli ampi tornati della Mareneve
incontrerete vigneti, alberi di ciliegio, melo, nocciolo,
castagno e querce, attraverserete la splendida
pineta di Linguaglossa purtroppo in parte distrutta dalla
colata del 2002 che ha lasciato un paesaggio spettrale
di grigi alberi bruciati, per passare poi a un
territorio desertico percorso da fiumi di nera roccia
(le sciare: colate laviche solidificate) e
screziato di gialli cespugli di ginestra.
Tutti i mezzi si devono fermare a
Piano Provenzana, magnifico anfiteatro naturale
posto a 1800 metri e da
qui è possibile arrivare in cima con le guide su delle jeep.
Le risalite ai crateri centrali sono meno regolari
che sul versante sud (dove da aprile ad ottobre c’è la
funivia continuamente in funzione), ed è conveniente
telefonare prima per sapere gli orari.
L’escursione con i fuoristrada da
Piano Provenzana, dove la stazione turistica è stata
distrutta dalla colata del 2002,
parte da quota 1.810 metri per raggiungere quota 2800.
Si percorre una pista, tracciata fra distese di lava
e sabbia vulcanica lungo la frattura apertasi durante
l’eruzione del 2002, dove si apre uno straordinario
panorama: si sovrastano le splendide catene montuose dei
Peloritani, dei Nebrodi e delle Madonie e la vista spazia
della costa jonica alla tirrenica, dalle coste siracusane
alla Calabria, da Taormina alle isole Eolie. La pista
continua fra concrezioni di lava
che
creano fantasmagoriche sculture naturali e le numerose
fumarole, scaturenti da fratture di eruzioni dal 1923 al
2002, e le colate laviche delle eruzioni dal 1956 al 2002.
A quota 2.800 metri si arriva in
una vasta pianura chiamata "Piano delle Concazze" dominata
dal cratere di Nord-Est dove si trova, sul rilievo di "Pizzi
Deneri", l’osservatorio vulcanologgico.
Da questa zona, nei giorni di buona visibilità si gode la
vista delle sottostanti valli del "Leone" e del
"Bove", quest’ultima
spettacolare ed enorme vallata,
orginata dal collasso di un complesso vulcanico precedente
l’Etna, in cui sono visibili innumerevoli colate
sovrapposte.
Da Piano delle Concazze l’escursione prosegue verso la
vetta, fino alle quote consentite dalle Autorità competenti
per ritornare a
Piano Provenzana.
Tra il bosco delle betulle etnee e l’antichissimo castagno
dei cento cavalli
Da Piano Provenzana invece di
tornare indietro sulla stessa stada potete ridiscendere in
direzione di Fornazzo poiché in
questo tratto della strada Mareneve vi è un susseguirsi
di diverse tipologie di boschi che variano in
funzione dell’altitudine, e vi troverete un bellissimo Bosco
di Betulle dell’Etna, che si
estende esclusivamente in questo versante da quota 1600 a
1760 m.s.l.m.
Sulle basse pendici del versante orientale dell'Etna, si
trovano numerosi paesini agricoli che sfruttano la fertilità
del suolo vulcanico per coltivare vite ed agrumi.
Arrivati a Fornazzo, si giunge fino alla possente colata
lavica che, nel 1979, ha deviato risparmiando la piccola
Cappella del Sacro Cuore (sulla sinistra) anche se si è
appoggiata ad uno dei muri ed è penetrata un poco
all'interno. La cappella fa parte dei luoghi (numerosi in
Sicilia) in cui fedeli vedono, nella deviazione della lava
un evento miracoloso, e sono dunque meta di
pellegrinaggio. Da Fornazzo una breve deviazione sulla
sinistra permette di raggiungere il paese di Sant'Alfio
dove, poco distante dal grazioso centro storico, troverete
il vecchio patriarca,
il
Castagno dei Cento Cavalli:
la sua età è stimata tra i 2000 e i 4000 anni ed è
considerato l'albero più antico e più grande d'Europa. La
leggenda vuole che la regina
Giovanna d'Aragona ed il suo seguito di cento cavalieri
sotto le sue enormi chiome trovarono piacevole riparo.
Ritratto e descritto da numerosi viaggiatori e studiosi nel
'700 e nell'800, il Castagno è oggi, protetto da una
recinzione.
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PAESI ETNEI: RANDAZZO E BRONTE

** Randazzo (km 40 ca.)
(raggiungibile
dall’hotel Palladio con
l’autostrada A18 direzione Catania, uscita Fiumefreddo
di Sicilia, quindi proseguire sulla S.S. 120 per Piedimonte
Etneo, Linguaglossa, Randazzo).
Cittadina con molte chiese e palazzi di stile gotico
costruiti in pietra lavica, posta a
754 metri sul livello del mare, tra
l’Etna e le ultime propaggini dei Nebrodi, sorge su un
lastrone di basalto lavico, a strapiombo sul fiume Alcantara
con un paesaggio reso ancora più suggestivo dalle rovine
delle mura di cinta e dall’antico e turrito castello, che
sovrasta con la sua mole l’ampia timpa di San Giovanni.
L'abside e i muri perimetrali della chiesa di Santa
Maria sono fra gli
esempi più belli di architettura con pietra lavica.
La struttura urbanistica della città è tipicamente
medievale. Sempre risparmiata dal magma – benché sia il
centro più prossimo al cratere principale del vulcano – la
cittadina
è caratterizzata dalla presenza di viuzze strette, tracciate
a semicerchio, grandi piazze, chiese e scalinate, terrapieni
verdi con pergolati di viti e alberi da frutto, palazzi con
facciate decorate da artistici portali in pietra lavica e
bifore e trifore finemente ornate. Da visitare il museo
archeologico Vagliasindi.
*** Bronte
(circa
40 km.) Da
Randazzo procedere lungo
la S.S 120
sino a Bronte).
Va visitata per la splendida cappella romanica di S. maria
di Maniace con il suo suggestivo
monastero poi divenuto il castello di Nelson (ed è ora
visitabile) e per assaggiare la magnifica pasticceria a base
di pistacchio. Il sapore del rinomato pistacchio coltivato
nel comune di Bronte si differenzia
per qualità, dolcezza ed aroma dai pistacchi californiani o
iraniani comunemente in commercio, l’Unione europea gli ha
conferito la Dop, la Denominazione di origine protetta.
La città fu in successione
governata da Greci, Cartaginesi e Romani. Nel 1040 l’armata
Normanno-Bizantina guidata dal Generale Maniace sconfisse
qui i Saraceni in una memorabile battaglia che diede il nome
al Monastero di S. Maria di Maniace, costruito nel tardo
12th secolo. L’abbazia di Maniace,
pesantemente danneggiata da un terremoto verso la
fine del 12th secolo, fu in seguito ricostruita.
Comprende uno splendido parco ed la bella chiesa
Arabo-Normanna, contenente molti pezzi interessanti, fra
cui vi è un prezioso polittico del 1200 che mostra
la Vergine sul Trono con San Biagio, S.
Antonio Abate e Santa Lucia.
E’ passata attraverso diverse mani, a cominciare dai Frati
Benedettini e Basiliani, e fu infine concessa all’Ammiraglio
Nelson dai Borboni come ricompensa per la sua terribile
repressione della rivoluzione napoletana. Premio per una
sanguinosa repressione, la ducea fu causa di un’altra:
all’arrivo di Garibaldi in Sicilia i Brontesi credettero che
la sua vittoria avrebbe significato la restituzione della
ducea al comune e reclamarono la distribuzione delle terre,
delusi si rivoltarono: Bixio arrivò a reprimere nel sangue i
moti. Ma su questa storia bisogna
leggere Sciascia:
QUEL BAGNO DI SANGUE PER UN PEZZO DI SCIARA
La fame di terra, di queste sciare aride e nere che con
indicibile pazienza e travaglio l'uomo sa mutare in
giardini, qui ha generato sanguinose rivolte contadine: come
quella che nell'agosto del 1860 ciecamente fu repressa da
Nino Bixio a Biancavilla, Randazzo, Cesarò, Maletto, Bronte;
e a Bronte con particolare rigore, poiché della fame dei
contadini era oggetto anche il feudo che il re Borbone aveva
donato nel 1799 all'ammiraglio Nelson, la famosa ducea di
Bronte che solo ora è stata, come si dice con termine
legale, “scorporata” dall'antica usurpazione (prima che dal
re Borbone era stata usurpata nel 1491, dal Papa; e per
secoli i cittadini di Bronte hanno lottato per i diritti del
Comune sul feudo, giudiziariamente e con tragiche rivolte).
A Bronte la parola “comunisti” suona da secoli ad indicare
il partito, la fazione popolare, che invocava e perseguiva
il ritorno al Comune delle terre usurpate e la divisione di
esse; in contrapposizione al partito “ducale”, in cui la
classe degli abbienti, sostenendo la grande usurpazione,
rappresentata dalla ducea, faceva schermo alle piccole
usurpazioni proprie. E' una storia municipale quanto mai
interessante: e per i fatti dell'agosto 1860 attinge a caso
di coscienza dello Stato italiano, della nazione; dice quel
che il Risorgimento non è stato, idea non realizzata;
speranza dolorosamente delusa; e ancora ne portiamo pena e
remora. (…) ”Vogliamo le sciarelle”, il grido dall'affocata
rivolta, è lontano e irreale, quasi ridicolo, il feudo è
come un deserto paesaggio lunare, ma è sorprendente trovarsi
d'improvviso, nel cuore di esso, di fronte al castello di
Maniace circondato da alberi alti, circonfuso da un suono
d'acqua. E gli alberi e l'acqua sembrano evocare nebbia: e
si ha l'illusione di stare dentro un pezzo di campagna
inglese. Ché dovunque l'uomo porta l'immagine della propria
patria: e gli amministratori inglesi della ducea, forse
anche senza averne coscienza, qui hanno ricreato gli
elementi della loro terra lontana. E ad entrare nel
castello, che è poi l'antica abbazia di Santa Maria di
Maniace, la suggestione si fa più profonda: nel cortile è
una croce di pietra lavica, ma di forma da noi inconsueta,
borchiata, in memoria di Nelson; nella chiesa sono sepolti
gli amministratori inglesi del feudo e i loro familiari; e
chi sappia qualcosa dei fatti del 1860 è colpito dal nome
Thovez, ché Guglielmo e Franco Thovez erano allora gli
amministratori. (…) Qui, dove il greco Giorgio Maniace
sconfisse nel 1040 i saraceni, nel feudo chiamato appunto
della Saracina, la gloria di Orazio Nelson e di Nino Bixio
cede nel sangue e nell'ingiustizia: Nelson ha accettato
questa terra come compenso di un tradimento e di un
massacro, Bixio si è fatto apostolo del terrore invece che
della giustizia.
(Tratto da Opere 1971-1983,
a cura di Claude Ambrosie, Classici
Bompiani) |
ETNA SUD E LA CIRCUMETNEA

Dall’hotel Palladio per arrivare in cima al
versante Sud i km sono 47 e l’uscita dell’autostrada
è Giarre:
poi si prosegue passando il paese di Santa Venerina in
direzione Zafferana Etnea seguendo sempre le
indicazioni Etna sud sino a giungere al Rifugio Sapienza
(quota
1900 m).
Se scegliete il versante Sud
la vegetazione è meno ricca che su quello nord ma il
meraviglioso panorama spazia su tutta la costa orientale e
al Rifugio Sapienza a
1900 metri (dove bisogna lasciare le
macchine) troverete i crateri Silvestri:
antiche bocche oramai spente che si possono visitare
dall’interno. La risalita al cratere centrale qui
si fa a orario continuato dalle 9 alle 15,30 (se le
condizioni atmosferiche lo consentono) in
funivia fino a 2500mt e poi in pulmini con le guide sino
alla Torre del filosofo a 2900mt.
Dalla Torre
del Filosofo si può passeggiare in tutta sicurezza fra i
crateri spenti ma ancora fumanti e si gode l’emozionante
vista di tre dei quattro crateri sommitali: a
destra il cono quasi perfetto del cratere di
Sud-Est, al centro la cosiddetta voragine centrale e a
sinistra il cratere di Sud-Ovest conosciuto anche come la
Bocca Nuova.
La risalita con la funivia e i
pulmini è abbastanza costosa ma giungere vicino alle bocche
attive del vulcano è un’esperienza unica.
Passeggiata a Monte Zoccolaro con
vista sulla Valle del Bove
Prima di arrivare al
Rifugio Sapienza
potete fare una deviazione per una bellissima
passeggiata nei boschi che finisce sulla grandiosa valle del
Bove: enorme serbatoio di innumerevoli colate laviche.
Dopo Zafferana-Etnea
sulla
strada SP92 imboccare il bivio con indicazioni per Monte
Zoccolaro. Percorsi alcuni chilometri sempre in auto si
giunge ad uno spiazzo. Da qui, posteggiata l'auto, sulla
sinistra inizia una strada in terra battuta. Dopo un
centinaio di metri ha inizio il sentiero in mezzo a un
rigoglioso bosco a prevalenza di castagni alternati a
betulle dell'Etna. Il sentiero è molto stretto e ripido,
lungo circa 1,5 km. Non vi sono deviazioni per cui
occorre soltanto non lasciare mai il sentiero battuto.
Il sentiero giunge alla croce di Monte Zoccolaro, a quota
1739. Da qui si gode un bellissimo panorama della Valle del
Bove, per cui in presenza di eventuali eruzioni dentro la
valle, si presta ad essere un ottimo punto di osservazione.
Il percorso non è percorribile in mountain bike.
Tempo di percorrenza è di circa 45 minuti in salita.
La ferrovia Circumetnea
Un modo insolito per scoprire le pendici della montagna,
intorno al vulcano, è di viaggiare con i vagoncini della
ferrovia Circumetnea, la vecchia linea che parte da Catania
per arrivare a Riposto
(a
20 chilometri
da Giardini raggiungibile con l’autostrada o il treno).
Caratteristiche della linea
LUNGHEZZA: km. 110, 963
PENDENZE MASSIME: 36 per mille
VELOCITÀ MASSIMA:
60 km/h
Chi intende partire da Catania potrà usufruire del servizio
metropolitano dalla fermata di Catania Centrale scendendo al
capolinea di Catania Borgo.
Da lì, emersi in superficie, si prende l'automotrice a
scartamento ridotto: si potrà provare come si viaggiava,
fino a qualche anno fa, sulla rete a scartamento ridotto FS
con in più l’eccezionale paesaggio etneo.
Subito dopo la partenza inizia una forte rampa e tra le case
della periferia iniziano a fiancheggiare la ferrovia le nere
rocce laviche, che non ci abbandoneranno fino all’arrivo:
qui si tratta della colata del 1669, che raggiunse
e distrusse Catania, poi, superato Misterbianco, si apre
un grandioso panorama verso la montagna con una vegetazione
che varia continuamente. E’ una campagna fittamente
coltivata: gli agrumeti lasciano il posto agli
ulivi, a qualche raro vigneto, ai fichidindia coltivati in
maniera intensiva.
Sfilano uno dopo l’altro i popolosi centri abitati che
cingono il vulcano su questo versante: Paternò, S.Maria di
Licodia, Biancavilla, Adrano. L’ingresso nei paesi è sempre
suggellato da un fischio lacerante, il tempo di attraversare
le brutte zone di espansione urbana e subito dopo la brusca
fermata nella stazione.
Non bisogna stupirsi se d’improvviso il
convoglio si arresta in mezzo alla campagna: le fermate sono
a richiesta, fino a qualche tempo fa, servivano ai contadini
per raggiungere il fondo agricolo e tornare quindi in paese,
adesso possono divenire la base di partenza per
interessanti escursioni. Ad esempio dalla stazioncina di
Passo Zingaro si può risalire attraverso una mulattiera in
mezzo a coltivazioni di pistacchio e antiche colate sino a
monte Minardo, oppure dalla fermata Gurrida si può
raggiungere il vicino lago, interessantissimo punto di
osservazione ornitologico.
Superato Bronte il tracciato della Circumetnea si
immerge in una splendida colata costituita da lave a corda e
raggiunge la sua quota massima all’altezza dell’altopiano di
Maletto in contrada Difesa, dalla quale lo sguardo spazia
verso i crateri sommitali.
A Randazzo si è circa a metà strada: si può fare una sosta
per visitare il centro storico prima di iniziare la discesa
lungo la vallata dell’Alcantara. La campagna inizia
a essere punteggiata da fastose ville, e il treno della
Circumetnea percorre i pregiati vigneti della Solicchiata.
Paesi e frazioni vengono superati uno dopo l’altro mentre in
lontananza si scorge nuovamente il baluginare dello Ionio e
ai lati della ferrovia ricompaiono gli agrumi.
Il treno della Circumetnea conclude la sua corsa alla
stazione di Riposto. |